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sabato, Aprile 5, 2025

Cultura e Storia al Cuore delle Murge. La Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina in Puglia

Il barone Ettore Pomerici Santomasi

Struggente la storia di vita del barone Ettore Pomarici Santomasi, nato a Gravina l’ultimo giorno dell’anno 1854. I lutti continui, e sempre più tragici, che lo travolgono non gli negheranno, tuttavia, la lucidità di cercare un destino più fortunato per la sua famiglia.

Nel 1905, dopo la morte del terzo figlio superstite, Michele, sempre più consapevole che il nome Pomarici Santomasi è destinato a scomparire, il barone matura il duplice desiderio di esaudire quel bisogno di eternità, tipico di molte famiglie importanti, e l’impulso altruistico di contribuire al benessere e alla prosperità del suo paese. E così, il 6 dicembre 1917 (solo un giorno prima della sua morte), l’uomo lega l’antico palazzo familiare e una quota notevole del suo patrimonio, l’azienda agricola di 260 ettari di terreno seminato, al Comune di Gravina. Nel 1920, come da testamento, nasce la ’’Fondazione Ettore Pomarici Santomasi con la Scuola di Agraria e di Caseificio, Museo di Antichità e Biblioteca di Gravina in Puglia’’. La scuola fu abolita nel 1963 e trasformata in Scuola Media Statale, conservandone il nome. La Fondazione, invece, è tuttora attiva ed è ubicata nel palazzo omonimo che ospita, su due piani, il Museo, la Pinacoteca, la Biblioteca, l’Archivio Storico, gli uffici amministrativi e le sale di lettura. Il palazzo Santomasi è un edificio seicentesco dalle volte a cassettoni in legno dipinto, di una bellezza rara. Tutto è rimasto come un tempo, con piccole porte e finestre in legno, armadi e mobili antichi. Le carrozze nell’atrio, pronte per ripartire. Le volte delle piccole stanze, all’inizio del percorso di visita, sono affrescate con disegni floreali ed esotici dipinti all’epoca del barone, quasi a rappresentare una dimensione ideale e onirica, ossimoro di una vita familiare tutt’altro che felice.

Palazzo Santomasi, dettaglio del soffitto a cassettoni.

I numerosi ritratti e i documenti esposti accompagnano il visitatore alla scoperta della storia di questo Palazzo e di chi lo ha abitato. L’interesse storico dell’edificio, l’oggettiva bellezza della sua architettura e la posizione centrale nel dedalo di stradine che compongono il centro storico di Gravina, lo hanno caratterizzato come la sede più idonea per accogliere l’esposizione permanente “Aristocrazia e Mito”.  Tre le sale allestite a cura della Soprintendenza archeologica della Puglia, con una serie di importanti ritrovamenti archeologici effettuati nel territorio dell’antica Silbion. In questa sezione sono esposti numerosi esemplari significativi di vasi attici e protoitalioti con decorazione a figure rosse, tra cui il cratere a volute del Pittore di Boreas, la cui scena principale riporta il mito del sacrificio di Ifigenia, il kantharos del Pittore di Eretria con la vestizione di Ettore, un’anfora del Pittore di Gravina con Bellerofonte e non pochi crateri lucani attribuiti al noto pittore di Amykos. Seguono due stanze in cui trovano posto- all’interno di suggestivi armadi in legno- vasi, statuine e monete appartenuti alla famiglia Santomasi.

Alcuni vasi della mostra permanente “Aristocrazia e Mito”.

Raggiunto il secondo piano, attirano la nostra attenzione, oltre ai meravigliosi soffitti in legno dipinto del grande salone, una serie di manichini che indossano abiti di epoche diverse. Pare raccontino una storia che lo sfortunato barone non ha mai potuto vivere: una famiglia riunita per festeggiare eventi privati e il successo di una solida azienda agricola. La gentile signora che ci accompagna nella visita, ci spiega che si tratta di abiti moderni, confezionati sulla base di ritratti dei principali rappresentanti dei Pomarici Santomasi, dai primi antenati ai figli di Ettore, eseguiti in occasione del centesimo compleanno della fondazione, occorso nel 2020. Poco più avanti, però, nell’ampia e più moderna sala dedicata alla Pinacoteca, di abiti autentici e accessori ce ne sono tanti! Per festeggiare il centenario della Fondazione, infatti, è stata organizzata una mostra dal titolo “Glamour, costume e società in Puglia dall’Ottocento al Novecento”, inaugurata lo scorso luglio, a Gravina, nel Monastero di S. Sofia, a due passi dal Palazzo Santomasi. L’esposizione si è concretizzata per volontà del direttore della fondazione, Mario Burdi, con la curatela scientifica di Maria Stragapede. L’obiettivo è la ricostruzione del contesto storico in cui si sviluppava l’alta moda in Puglia, tra Ottocento e Novecento. La collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari e con numerose altre realtà locali, pubbliche e private, ha permesso di ricostruire una parte significativa della storia del costume in Puglia, che costituisce senza dubbio un grande merito dell’iniziativa, oltre a quello, non secondario, di far conoscere il Palazzo gravinese e la sua storia.

Dettaglio affreschi della Cripta di San Vito.

La mostra è stata da poco trasferita nel palazzo Santomasi per un suo prolungamento fino alla fine di gennaio 2022.

Continuando il nostro percorso, ci imbattiamo in una sezione dedicata alle armi e all’arte militare, con divise di vario periodo (da quelle borboniche, databili tra il 1832 e il 1850, a quelle italiane, datate tra il 1861 e la fine del XIX secolo) con numerosi fucili da caccia non appartenuti al barone. Nella stanza accanto, un grande medagliere piramidale campeggia in modo un po’ bizzarro, quasi un’astronave venuta da lontano. In un vano adiacente, armi e cimeli relativi alla Prima Guerra Mondiale, frutto di donazioni esterne. Ora l’allestimento ci sembra un po’ caotico e poco razionale, ma la bellezza delle volte dipinte e l’atmosfera autentica che si respira ci fanno dimenticare tutto, anche lo sguardo invecchiato di un lupo impagliato che si trova alle nostre spalle. Non si fa in tempo a lasciare le stanze dedicate alla guerra e alla caccia che, scendendo soltanto pochi scalini e rientrando nell’atrio del palazzo, si torna improvvisamente indietro di oltre sei secoli.

Pinacoteca Santomasi

Qui, proprio accanto alle carrozze del Barone, da una piccola porticina entriamo in una serie di ambienti dove è stata ricostruita la struttura della cripta rupestre di S. Vito Vecchio di Gravina, risalente alla fine del XIII secolo e localizzata in un giardino di proprietà privata, per conservarne il ciclo autentico di affreschi che la decoravano e che furono acquistati dallo Stato italiano nel 1956. Il ciclo pittorico, opera di maestranze locali, attive in Puglia e Basilicata tra la fine del XIII e il XIV secolo, fu staccato dalle pareti nel 1957 e restaurato a Roma dai tecnici dell’Istituto Centrale del Restauro fino al 1958. Dopo alterne e discusse vicende, gli affreschi tornano a Palazzo Santomasi, definitivamente, nel 1967.  I colori della pittura bizantinizzante, le aureole dei Santi, il Cristo pantocratore, i dettagli dei volti, di una bellezza pura e ancora brillante, ci rapiscono definitivamente. Ancora una volta, il Palazzo del barone viene considerato il luogo ideale per conservare preziose testimonianze del passato di un paese al confine tra greci e indigeni. Rientrando, osserviamo le stanze dedicate alla biblioteca e all’archivio storico, importante patrimonio locale. Potremmo restare ore a leggere questi documenti così preziosi e ben ordinati, ma è tempo di ripartire, certi ormai che Gravina meriti una lunga visita, insieme alla sua Fondazione Pomarici Santomasi, al centro storico, alla gastronomia del territorio e ai panorami mozzafiato. A proposito di panorami, ci è sembrato di vedere non pochi turisti (un po’ curiosi, un po’ cinefili) chiedere la via per raggiungere in “pellegrinaggio” il suggestivo ponte di pietra, protagonista dell’ultimo film di James Bond! Gli scattiamo una foto anche noi, al tramonto e con la nebbia, in una giornata un po’ fredda d’autunno che niente ha tolto alla bellezza di questa città e della sua storia più antica.

di Daniela Ventrelli


Abbiamo avuto la fortuna di vederne l’allestimento in corso e di incontrare la curatrice, Maria Stragapede, nota restauratrice pugliese di tessuti antichi, a cui abbiamo rivolto due piccole domande:

A chi appartenevano questi abiti, sono tutti di proprietà della famiglia del barone Ettore?

 No, si tratta di un evento più ampio. Il nucleo progettuale della mostra nasce da una ricognizione di abiti e accessori posseduti dal barone, tra il 1880 e il 1917, per estendersi ad altre realtà pubbliche e private, rappresentative di numerose famiglie pugliesi importanti. Hanno partecipato anche associazioni culturali che, compresa la Fondazione Santomasi, rientrano nell’Associazione delle Dimore Storiche Italiane della Sezione Puglia, impegnata da oltre quarant’anni nella valorizzazione e gestione delle dimore storiche, promuovendo ricerche e restauro di opere d’arte.

Quanto aiuta nella ricostruzione storica di una società l’analisi dell’abito e della moda?

Tanto. La moda crea cultura, è una realtà concreta e intangibile, suggerisce le esigenze del corpo e della mente. Rispecchia le capacità e le genialità commerciali di un paese e di una società. All’interno della moda troviamo sistemi di potere economico, il gusto e la creatività di uomini e donne. Il gusto svolge un ruolo rilevante, è il motore di una macchina estetica. La moda è stata da sempre stimolata da elementi culturali, momenti storici ed economici di ogni singolo paese, ragion per cui il rinnovo è diventato in molti casi un’esigenza. Nel corso dei secoli sono cambiati i centri d’irradiazione della cultura delle mode: gli impulsi al mutamento si sono spostati di regione in regione, in base all’influenza politica ed economica del paese. Nel Medioevo, l’Italia ha imposto le sue mode in Europa, invece dal Cinquecento fino alla fine del Seicento la Spagna ha fatto da padrona, per poi cedere lo scettro alla Francia che ha dominato il panorama del costume, non solo europeo, fino alla prima metà del XX secolo.


La Fondazione Ettore Pomarici Santomasi si trova a Gravina, in Via Museo 20.

È visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle 13.00; dalle 16.00 alle 20.00.

Il costo della visita è di 4 euro, accompagnati da una guida esperta. Le aperture straordinarie da concordare al numero +39 080 325.10.21

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