di Daniela Ventrelli
Donne oltraggiate, donne sofferenti, donne in fuga dagli orrori della guerra di ogni tempo. Donne in lotta a pochi passi da noi, in Ucraina. Donne ancora costrette a coprirsi in Afghanistan e a rinunciare agli studi superiori (secondo Save the Children,a fine 2020, il 60% dei minori esclusi dal sistema scolastico è rappresentato da bambine). Donne in guerra, in Italia, contro i propri stessi uomini: 118 le vittime di femminicidio nel 2021 (secondo dati forniti dalla Direzione centrale della polizia criminale).
Anna Maria Di Terlizzi ne ha proposte 9, con il burqa, nella sua mostra “Anime inquiete” che resterà aperta sino al 30 aprile nella pinacoteca metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari (ex palazzo della Provincia). L’artista barese, che ha insegnato discipline plastiche presso l’Istituto d’Arte “Pascali” di Bari e di Corato e che vanta oltre 120 mostre personali e collettive, in Italia e all’estero (New York, San Francisco, Berlino, Istanbul, Bruxelles), propone a Bari un’installazione con una forte valenza emotiva e socio antropologica. Le nove figure plastiche, plasmate in forex dalle forti tinte, a grandezza naturale e piegate in avanti, come gravate da un peso sulle spalle, non rappresentano soltanto il tormentato universo femminile mediorientale, ma anche tutte le donne vittime di violenza fisica e psicologica. Sul pavimento, tra le figure femminili, si aprono pozzanghere rosso vivo in plex vermiglio, quasi a rendere tangibili le brutalità sofferte, il sangue di vittime innocenti, sacrificate in nome di una legge ingiusta e senza pietà. L’atmosfera cupa e il dolore, forte, che si percepisce tra le sagome di queste nove donne, si stemperano aprendosi a una speranza di benessere e serenità attraverso la bella figura femminile lignea che campeggia, su un alto piedistallo, al termine del percorso espositivo. Un archetipo di purezza, dalla classicità mediterranea, a cui mirare e da cui tornare, mettendo fine alla sofferenza, mostrando finalmente fiere corpo e mente, senza paura. La figura lignea è emblema della scelta artistica della scultrice, che predilige l’identità geografica nel tempo dell’omologazione culturale. Le sue opere non si chiudono nel perimetro di un regionalismo nostalgico, ma consentono lunghi sconfinamenti territoriali ed epocali, mediando tra l’Antico e il Contemporaneo. Tutte le opere suggeriscono un pensiero, una riflessione, stimolando un rapporto particolare in chi le osserva. Il messaggio positivo e di speranza che l’artista lascia intravedere, però, non riesce a cancellare l’orrore di sangue e di morte che la guerra sta scolpendo nel cuore di troppe donne ucraine (ma anche russe), in questo conflitto senza senso che pare non finire mai.
Pubblicato il 12 aprile 2022 alle ore 13:00